...PERCHE' QUESTO BLOG

Questo blog è nato da un idea avuta con gli studenti di yoga, per avere un contatto durante il mio viaggio di un anno in India a Mysore. L'intenzione e il desiderio è di scrivere tutto ciò che può essere carino riportare di questa esperienza. Spero che in tanti possiate apprezzare i contenuti e magari scoprire in voi il desiderio di conoscere la meravigliosa India ( per chi già non la conoscesse) e di poter un giorno anche voi avvicinarvi all'esperienza di un viaggio in questa profonda anche se talvolta contradditoria terra. Buona lettura!

martedì 10 luglio 2007

FINALMENTE IL SECONDO POST

Sono passati molti giorni da quando ho scritto il primo post del blog, e potrei scrivere già un libro per raccontarvi quello che è successo da allora. Sarebbero talmente tante le cose da scrivere, ma non sono una scrittrice e riportarle in parole da parte mia non darebbe loro giustizia in quanto intensità e significato. Ma qualcosa anche se perderà di valore è carino scriverlo, anche perchè alcuni eventi sono stati troppo divertenti. Uno fra tutti è successo diversi giorni fa, quando ho portato Francesca, (la studente che frequenta i corsi in via Statuto ed esperta di internet) a visitare il centro di Mysore e in particolare il bellisssimo mercato molto conosciuto in India chiamato "Flower Market". Abbiamo posteggiato lo scooter e ci siamo incamminate dentro il mercato. Lo spazio è enorme e pieno di colori. Vendono frutta e verdura e chili e chili e metri e metri di fiori coloratissimi e profumatissimi. Una cosa molto usuale in India sono le ghirlande di fiori, che donne e bambini fanno con le loro mani unendo uno ad uno in un filo i piccoli fiori come il gelsomino, e che vengono usate per adornare le case, le statue delle divinità, i quadri e le foto di persone di famiglia o importanti, da mettere nei capelli e ovunque sia abbellente la presenza di fiori freschi che messi insieme formano metri e metri di delicatezza dando un tocco di bellezza che ti tocca il cuore. E proprio al mercato dei fiori puoi trovare montagne di ghirlande di diversi colori che ti trasmettono solo che meraviglia. Natuaralmente lì trovi anche i fiori che vengono usati per farle, e che vengono venduti a chili, come da noi vendono il pesce, urlando nello stesso modo e buttando i chili di fiori dentro al sacchetto quasi come una catena di montaggio. Veramente stupefacente!
Eravamo quindi a visitare questo strordinario posto molto folkloristico e tipicamente indiano, e una volta finito il nostro giro, siamo tornate a riprendere il nostro scooter. Mi ricordavo piuttosto precisamente dove l'avevo parcheggiato, ma lì non c'era più. Non mi era successo mai di non ritrovare lo scooter, ma a Mysore non ho mai sentito di qualcuno a cui l'avevano rubato...ma avevo sentito di tanti a cui la polizia l'aveva sequestrato perchè parcheggiato in una zona non permessa, ovvero fuori dalle righe che segnalano lo spazio consentito per il parcheggio. E questo era ciò che avevo fatto. La cosa divertente però sta nel fatto che per la strada non c'è una regola del codice della strada che viene rispettata. Sorpassi in riga continua, contromano, nuova regola del casco in moto che è seguita dallo 0,1% dei guidatori (puoi vedere papà col casco con dietro moglie che si siede con entrambe le gambe di lato a causa del sari -vestito femminile indiano- con bambino in mezzo a loro due, entrambi senza casco), piraterie per la strada di tutti i generi, passaggi col rosso, vigile che ti intima di fermarti e alcuni che vanno, insomma una giungla, ma guai parcheggiare il motorino fuori dalla riga. Io ero molto divertita per questo, Francesca all'inizio un po' meno, perchè naturalmente pensava alla gravità del fatto riportando la condizione di un caso simile in Italia. Così ho chiesto dove portano gli scooter quando li prendono per la strada e con un rishò ci siamo fatte accompagnare lì. Arrivate lì un poliziotto ci chiede "...what do you want?" ("...cosa volete?"). Era un po' serio, ma appena gli abbiamo chiesto dello scooter ha sorriso e ci ha chiesto se lo vedavamo fra quelli che erano lì. Al momento ero un po' preoccupata perchè non c'era, ma poi un altro poliziotto ridendo ci dice "...it is coming in 20 minutes, have a sit and wait" ("...sarà qui fra 20 minuti, sedetevi pure e aspettate"). Eravamo incredule, avevamo raggiunto il posto di polizia dove avrebbero portato lo scooter prima dello scooter stesso...abbiamo riso da morire, e i poliziotti che ci vedevamo ridevano anche loro. Nel frattempo anche altri sventurati come noi erano arrivati a recuperare il mezzo prima che il mezzo stesso arrivasse e si erano messi in coda ad aspettare davanti al primo poliziotto che ci aveva chiesto cosa volevamo e che era pronto lì a farsi pagare le multe per le infrazioni fatte una volta che i mezzi fossero arrivati. Dopo circa 10 minuti ecco il camioncino con sopra 5 o 6 scooter e altrettanti indiani divertiti e felici che avevano preso i motorini per la strada. Abbiamo visto il nostro mezzo e il secondo poliziotto che prima rideva, ci ha chiesto, sempre sorridente, se c'era, e annuendo dondolando la testa nel loro tipico gesto (chi è stato in india sa quello di cui parlo), ci ha detto di andare dal suo collega pronto con il blocchetto delle multe a risolvere la questione. Lì c'erano già altri indiani in coda, ma come ci siamo avvicinate, ci hanno fatto passare per prime, non ho ben capito perchè, e lì è iniziata la seconda parte; davanti al suo blochetto il poliziotto ha cominciato: "...il tuo nome?" -"Elena". Comincio a fargli lo spelling in inglese e lui lo scrive in Kannada, che è la lingua del posto, con lettere che sembrano geroglifici tutti tondi ma molto belli, e già lì eravamo troppo divertite. Poi mi chiede la mia patente e io gli rispondo che l'avevo dimenticata a casa. Lui annuisce e mi chiede se avevo almeno un telefono, e qui la risposta è stata positiva, così gli ho dato il mio numero indiano e questa è andata bene. Poi mi ha chiesto l'indirizzo di dove stavo, ma anche questo non lo sapevo e lui ha soprasseduto chiedendomi se sapevo almeno l'aerea della città in cui vivo, e lì ho potuto rispondere. Poi mi ha chiesto la targa dello scooter che io ho prontamente letto dallo scooter stesso, (in realtà avrei potuto leggere anche la targa di un altro scooter, sarebbe andata comunque bene). Non hanno minimamente controllato in nessun modo se lo scooter era veramente mio, mi hanno detto "...300 rupie di multa", mi hanno fatto firmare, ho pagato e con grandi sorrisi e convenevoli ci siamo riprese il motorino e ce ne siamo andate. Loro erano divertiti, noi più di loro e questo spettacolo ci è costato meno di 6 euro...vi assicuro che 2 ore al cinema a vedere una bella e divertente commedia non sono niente paragonate all'oretta passata grazie alla nostra disavventura. Naturalmente la multa di 250 rupie e il pagamento per il trasporto di 50 rupie li conserverò a lungo, perchè anche a guardare questi due pezzi di carta, puoi solo che ridere. Anche questa è l'India, nella sua genuinità, purezza e spontaneità, dove talvolta capita che nessuno ti fa sentire male se hai fatto qualcosa di sbagliato, ma dove riescono a sorridere per questo specialmente se non c'è veramente niente di grave, come parcheggiare fuori dalla linea dello spazio concesso. La leggerezza di tutto questo era meravigliosa, e paragonare un episodio così ad un' eguale situazione in Italia, ci ha fatto un po' venire i brividi per la pesantezza che certe cose riescono ad avere a casa nostra.
Questa era una cosa carina da raccontare e spero vi sia piaciuta. Alcuni episodi invece lo sono stati di meno, ma di questo vi racconterò nel prossimo post.
Saluti da Mysore Elena, Dalton e Francesca

lunedì 25 giugno 2007

FINALMENTE IL PRIMO POST DEL BLOG

Eccoci finalmente in India ed eccomi finalmente a scrivere il mio primo post dalla piovosa India. Ebbene sì, qui c'è il monsone, ma grazie al cielo a Mysore non è mai molto forte come si sa può essere. Questa mattina alle 6.15 abbiamo iniziato la pratica nella yoga shala di Guruji; purtroppo a causa dei suoi problemi di salute Pattabhi Jois non può essere molto presente alle classi ma talvolta si presenta e guida le classi del venerdì o domenica. Non è niente male per i suoi ormai quasi 92 anni.
Ci sono circa una ottantina di studenti da ogni parte del mondo e abbiamo rincontrato tanti cari amici con cui avevamo passato dei bei momenti qui a Mysore gli anni passati.
Essendo arrivati da pochi giorni, ci stiamo ancora ambientando e cercando di entrare nei ritmi indiani. Per ora siamo ospitati da un caro amico, Joseph che ha una bellissima casa e che con grande disponibilità e pazienza ci tiene con lui. A breve speriamo di trovare la casa, che per un anno richiede un po' più tempo del solito. Qui ci sono molte case disponibili perchè gli Indiani, che sono dei furboni, hanno capito il business e hanno costruito un sacco, sapendo che per diversi mesi all'anno avrebbero potuto affittare le case agli studenti di yoga a cifre decisamente alte per gli indiani, ma piuttosto basse per noi occidentali, e questo rende facile trovare casa.
Qui in realtà sono organizzatissimi su diversi fronti riguardo i servizi agli studenti occidentali. Ti affittano gli scooter, ti cambiano i soldi, ti fanno da mangiare, ti puliscono casa, ti lavano e ti stirano, insomma puoi trovare tutto, anche il pane biologico fuori dalla yogashala, il tofu appena fatto e altro ancora. In effetti venire a Mysore è molto semplice, se non altro per la facilità con cui trovi le cose di cui necessiti e anche di più.
Per ora riguardo lo yoga, sia io che Dalton siamo in ambientamento; prima di arrivare a sentirsi completamente pronti per la pratica, deve passare almeno una settimana e poi si potrà cominciare a sentirsi bene; e da lì si inizierà finalmente a fare yoga come si deve, dedicandosi alla pratica e alla sua comprensione, e lavorando fortemente su questo; sarà una grande esperienza.
Domani andremo a visitare la scuola di Dalton e così creiamo il primo contatto reale con questa nuova e particolare realtà della sua vita.
Scriverò al più presto e spero anche di diventare velocemente capace di usare veramente questo blog; vi chiedo comprensione, anche se conto molto sull'aiuto di Francesca, una cara studente che è qui con noi e che è un'esperta nel campo informatico della rete, la sfrutterò di certo.
Un caro saluto a tutti voi
Elena e Dalton

Elena De Martin


Elena De Martin si avvicina all’Ashtanga Yoga quasi per caso alla fine degli anni ‘90. Interessata genericamente allo yoga si iscrive a un corso a Milano. Qui incontra l’Ashtanga che da subito diventa una grande passione. Il desiderio immediato di approfondire questa disciplina la porta a un ritiro di Lino Miele, maestro formatosi alla scuola di Sri K. Pattabhi Jois, che diventa il suo maestro elettivo.

Tra il 2000 e il 2001, è la prima esperienza in India, prima a Kovalam per studiare con Lino Miele e poi a Mysore con Sri K. Pattabhi Jois. Al rientro comincia ad assistere Lino Miele nei suoi seminari e nel maggio 2001 apre i corsi a Milano.

In contemporanea all’insegnamento che vede sempre più studenti milanesi avvicinarsi all’Ashtanga Yoga, dal 2001 al 2005 continua a seguire costantemente per molti mesi all’anno Lino Miele nei suoi worshops e ritiri in Italia e all’estero (Nord Europa, Stati Uniti, India). Nel 2005, trascorre tutta l’estate a Mysore avvicinandosi sempre di più agli insegnamenti di Sri K. Pattabhi Jois, e suo nipote Sharat Rangaswami. Esperienza che ripete con entusiasmo anche l’anno successivo, finché nel 2007 decide di prendersi un anno sabbatico e si trasferisce con il figlio a Mysore per un anno intero, portandosi così con sempre più intensità, verso quel percorso di comprensione e di approfondimento della disciplina yogica che non ha limiti.

Parallelamente allo studio dell’Ashtanga, Elena si avvicina nel 2001 alla meditazione Vipassana, secondo il maestro S.N. Goenka, la cui pratica regolare ha contribuito a dare maggior consapevolezza al cammino di ricerca intrapreso attraverso la pratica dello yoga.